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Cultura
AGOSTA….in breve
LA VALLE
Vuoi sfuggire all'asfissiante smog della tua città? Il rumore assordante dei mezzi ti stressa? Vuoi tornare a gustare gli stupendi spettacoli che la Natura in ogni stagione ci regala? Ebbene, molla tutto e vieni ad Agosta, nell'Alta Valle dell'Aniene, che con i suoi boschi, con i suoi ruscelli gorgoglianti, con i suoi fiori di mille colori, la sua storia, la sua arte e il suo folklore ti aiuteranno a riprendere con rinnovato vigore il cammino della vita.
Come si arriva nell'Alta Valle dell'Aniene e ad Agosta?
Da Roma si prende l'Autostrada A24 Roma-Pescara, si esce al Casello di Vicovaro- Mandela, qui si prende la Tiburtina in direzione di Subiaco, dopo aver percorso una decina di km all'altezza dei bivi di Anticoli Corrado e Arsoli, andando a destra, si prende la Sublacense, qui si entra nell'Alta Valle dell'Aniene, percorsi poi 4-5 Km. a sinistra si incontra adagiato su di una bella collina calcarea il paese di Agosta, su cui svetta superbo il suo campanile, dalla forma molto caratteristica.
IL NOME
Secondo gli studiosi locali e non, che si sono occupati della sua storia, (Holstenio, Fabretti, Jannuccelli, Cicchetti, Lugli, Panimolle, Giuliani), il vocabolo Agosta deriva da una sorgente, l'AQUA AUGUSTA, così denominata in onore dell'imperatore romano Cesare Augusto Ottaviano, che nell'anno 11 d.C. inviò nella zona il genero Agrippa per captare nuove sorgenti per il sempre crescente fabbisogno idrico della Città Eterna. Agrippa, constatata la bontà dell'acqua della sorgente Aqua Augusta, sita nei pressi del già esistente Acquedotto Marcio la fece immettere in questo ed essa veniva usata soprattutto nei periodi di particolare siccità.
Il toponimo nel corso dei secoli ha subito varie trasformazioni: Augusta, Agùsta, Áusta, Làusta, Hàusta; quest'ultimo secondo alcuni deriva da aqua hàusta, cioè acqua captata, attinta in riferimento agli acquedotti, ben 4 Anio Vetus, Anio Novus, Acquedotto Marcio e Acquedotto Claudio, che dalla zona partivano per Roma. Secondo altri invece, ma questa loro affermazione non trova il benché minimo riscontro in un qualsiasi documento, il nome di Agosta deriva da una principessa di nome Augusta o Fausta, che innamoratasi contro il parere del padre di un giovane appartenente ad una famiglia contraria, fu rinchiusa in una torre del castello e qui fatta morire di stenti.
Tutti i documenti esistenti, quale un privilegio di papa Gregorio Magno del 594, confermano il possesso dell'Aqua Augusta al Monastero di Subiaco. In documenti successivi in cui ancora una volta viene confermato il possesso del luogo al Monastero di Subiaco, si parla di un centro abitato nei pressi della sorgente, centro che nei secoli X e XI viene per motivi di difesa spostato sulla cima del colle adiacente, dove dall'867 fino al 1051 viene costruito un castellum fortificato. All'inizio vi era solo un casale magazzino, dove i monaci ammassavano prima di trasferirle a Subiaco le derrate alimentari che alla fine di ogni raccolto i contadini agostani coloni erano obbligati a cedere loro. Più tardi il casale per motivi di sicurezza, essendo stato assalito più volte, fu trasformato in fortezza.
L'EPOCA PREROMANA E ROMANA
Gli insediamenti abitativi nella zona risalgono però a tempi ben più antichi. I primi ad abitare la Valle furono, infatti, gli ITALICI, di cui ad Agosta sono state rinvenute tracce consistenti in recinti di pietra e massi lavorati in tre siti; poi giunsero i LATINI, che si fermarono nella Valle a partire dal Mille a.C. fino all'arrivo degli EQUI, gli aeterni hostes dei Romani, come li definisce Tito Livio. All'inizio del IV secolo però gli Equi furono definitivamente sconfitti ed soggiogati dai Romani, che nel lungo periodo della Repubblica dalla Valle dell'Aniene fecero partire grandiosi acquedotti per convogliare le acque della zona verso Roma.
Il primo acquedotto fu quello denominato ANIO VETUS, Aniene Vecchio, iniziato nell'anno 272 a.C., che però non risolse del tutto il problema del rifornimento idrico di Roma. Nel 144 a.C. allora il pretore Quinto Marcio Re ebbe l'incarico di costruire sempre nella valle dell'Aniene, un acquedotto nuovo, l'acquedotto Marcio, che aveva origine tra Agosta e Marano Equo. Gli altri due acquedotti che partivano sempre dalla Valle dell'Aniene furono l'ANIO NOVUS e l'Acquedotto Claudio.
I grandi lavori determinarono un massiccio popolamento della zona, dove gli addetti ai lavori, operai e maestranze, provenienti da Roma, fondarono i primi villaggi, da uno dei quali senza dubbio ha avuto origine Agosta. Gli stanziamenti dovevano essere molto modesti, infatti, le tracce di quest'epoca non sono molto numerose e sono costituite per lo più da alcuni muri di fondazione e qualche tomba coperta con tegole di terracotta. Il reperto più importante di questo periodo è una lapide contenuta nel "CORPUS INSCRIPTIONUM LATINARUM", che reca una iscrizione votiva.
LE SORGENTI
Nel corso dei secoli fin dal tempo dei Romani sulle sorgenti di Agosta ed in modo particolare sulle rive del laghetto, detto La Peschiera, che si trovava nei pressi dell'Aqua Augusta, si fermarono per dissetarsi e rinfrescarsi personaggi importanti. Tacito racconta che Nerone, che si era fatta costruire a Subiaco sulle rive dei tre sbarramenti dell'Aniene una villa suntuosa, mentre se ne tornava a Roma, osò tuffarsi in uno dei laghetti delle sorgenti dell'Acquedotto Marcio, suscitando così le ira degli dei e le malattie che ne scaturirono confermarono lo scempio da lui perpetrato verso gli dei.
Oltre a Nerone visitarono l'Alta Valle dell'Aniene personaggi illustri come Plinio il Vecchio, Traiano e Frontino e agli inizi del VI secolo il grande patriarca del Monachesimo Occidentale, Benedetto da Norcia.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d. C.) tutti i piccoli centri della Valle subirono devastazioni e saccheggi da parte dei barbari, dapprima furono invasi dai Longobardi, poi dai Saraceni, che distrussero anche i monasteri sublacensi con conseguente dispersione della comunità monastica. In seguito gli abitanti della zona per la ricostruzione delle loro comunità scelsero luoghi più difendibili e meno accessibili ed ecco che sulle varie colline della Valle sorsero dei nuclei abitativi che oggi sono i paesi come Anticoli Corrado, Roviano, Arsoli, Marano, Agosta e tutti gli altri.
In conseguenza di ciò i grandi acquedotti furono abbandonati, nessuno ne curò più la manutenzione e così le fresche acque della Valle dell'Aniene non giunsero più a dissetare la grande Roma. Più tardi però gli acquedotti furono restaurati per volontà di alcuni pontefici, tra cui ricordiamo Pio V (1570), Sisto V (1587), Paolo V (1612) e Pio IX (XIX sec).
IL CASTELLUM
Agosta divenne castellum come gli altri centri della Valle, tutti di proprietà dell'Abate di Subiaco, intorno all'XI secolo. Nel privilegio di papa Leone IX del 31 ottobre 1051 Augusta risulta già fortificata. Il castello era abbastanza imprendibile e diventava espugnabile solo se qualcuno dall'interno non fornisse al nemico le chiavi delle due porte, come fecero alla fine del Trecento Cicco e Cola e la moglie di Cicco Agnese insieme con la loro madre Maria di Roiate, che aveva avuto in affitto il castello di Agosta dall'Abate di Subiaco Francesco II, con la complicità di un certo Guastalamarca, che poi si rivelò essere un servo di Nicola Colonna, i quali consegnarono le chiavi del castello a Nicola Colonna, amico dell'antipapa Clemente VII, che l'occupò con le sue truppe, mettendolo a ferro e fuoco, razziando, violentando le donne e causando agli abitanti e all'abate un danno di 3000 fiorini d'oro. I quattro, sebbene si dichiarassero innocenti, furono condannati al taglio della testa. In seguito però in un processo di appello la condanna si tramutò in totale confisca di beni. Ma dopo la richiesta e la concessione del perdono e un risarcimento danni di ben 3000 fiorini d'oro tra le due parti contendenti ritornò la pace.
Raccontano i nostri anziani che nel giorno in cui l'abate di Subiaco venne a riprendere possesso del castello di Agosta, terminata la cerimonia del perdono e della consegna dei 3000 fiorini d'oro, all'abate sulle rive dell'Aniene fu offerto un succulente pranzo a base di trote, gamberi e "giriole" e dei genuini frutti della terra, terminato il quale il gentile ospite fu deliziato con giochi popolari allestiti dai nostri contadini e da un vero e proprio palio cavalleresco realizzato dai nobili della zona.
Sia prima che dopo l'incastellamento di Agosta ben sette pontefici passarono sulle rive del laghetto dell'Aqua Augusta. Nel 1461 Pio II Piccolomini, il grande papa letterato, invitato a Subiaco dall'abate Giovanni Torquemada, sostando egli sulle rive del laghetto, i fedeli agostani accorsi per vederlo, gli pescarono e gli offrirono le trote, dando così origine alla prima sagra delle trote.
Nei secoli successivi il castellum di Agosta fu coinvolto nelle aspre lotte tra l'Abate di Subiaco e il papato, né fu risparmiata dalla peste in occasione del sacco di Roma (1527).
Nel XV secolo quindi si cercò di dare, senza riuscirci, un po' di pace ai monasteri sublacensi e alla Valle, affidando il governo degli uni e dell'altra ad un abate commendatario, nominato direttamente da Roma. Nella Commenda di Subiaco si susseguirono personaggi appartenenti alle nobili famiglie papali dei Caffarelli- Borghese, dei Colonna e dei Barberini e personaggi come Giovanni Torquemada, zio del grande inquisitore di Spagna e il cardinale Rodrigo Borgia, eletto poi pontefice con il nome di Alessandro VI e padre di Lucrezia Borgia e di Cesare Borgia, detto il Valentino. La Commenda fu soppressa nell'anno 1915.
Nel 1870 dopo la presa di Roma a seguito della breccia di Porta Pia, la Valle dell'Aniene fu annessa allo stato italiano.
Intorno al 1900 arrivava ad Agosta la ferrovia a scartamento ridotto Mandela-Subiaco che poi fu smontata per essere rimontata in Africa negli anni 30.
Nel 1940 il paese, a seguito dello scoppio della seconda guerra mondiale, si riempì di sfollati, provenienti soprattutto da Roma.
Anche Agosta in questo terribile conflitto ebbe i suoi martiri: il 26 maggio 1944 i tedeschi, a seguito del ritrovamento a Madonna della Pace sulla Via Empolitana II di un loro commilitone, trucidarono per rappresaglia 15 uomini, tra cui vi erano 5 agostani. Venti giorni dopo la zona fu finalmente liberata dalle truppe alleate.
AGOSTA OGGI
A testimonianza del suo passato Agosta oggi conserva i resti del castello e del borgo medievale, che erano cinti da mura merlate, dotate di due porte: una ad ovest e l'altra a nord-est, chiamata oggi Porta S. Maria. All'interno della cinta muraria prospiciente l'attuale piazzetta della chiesa si può ammirare il palazzo a pianta irregolare che è senza dubbio la costruzione più antica del luogo, forse il primitivo casale-magazzino.
Agosta, inoltre, vanta la bella chiesa parrocchiale, dedicata a Maria Assunta in cielo, edificata nell'anno 1700 su un precedente tempio cimiteriale. Oggi essa si presenta nel suo stile architettonico neoclassico con copertura a capriate e ampie e luminose navate.
Ai piedi del castello, in località la Fonte, sorge la chiesetta della Madonna del Passo, venerata dagli agostani fin dal 1615, quando la miracolosa immagine che vi era conservata prodigiosamente liberò dal demonio una contadina agostana, di nome Elisabetta D'Andrea, che non riusciva a camminare, da qui forse il nome di Madonna del Passo.
Oggi dal 15 agosto all'8 settembre ad Agosta vengono organizzati grandi festeggiamenti in onore del patrono S. Agostino e della Madonna con mostre e sagre di vario genere, spettacoli pirotecnici, manifestazioni musicali, fokloristiche, popolari e sportive.
Un tempo le attività economiche di Agosta, come degli altri paesi della Valle, erano l'agricoltura (grano e granoturco, uva, patate, fagioli, visciole, olive, legumi, frutta), la pastorizia (pecore e capre) e l'artigianato ( canestri di vimini e coltura della canapa e del lino), oggi invece la stragrande maggioranza dei suoi abitanti lavora nel terziario a Subiaco, Tivoli e soprattutto a Roma.
D'estate il paese per il suo clima fresco, per la genuinità della sua aria e per la bontà della sua cucina locale con le fettuccine, gli strozzapreti, i maccaruni tunni, gli asparagi, i funghi porcini e i tartufi, è scelto da molti villeggianti e turisti che vengono da noi per sfuggire alla calura della città e all'inquinamento della sua aria.