Il periodo preromano e romano

 
Gli studiosi che nel corso dei secoli si sono occupati delle origini, del nome e della storia di Agosta hanno avanzato tesi tra di loro discordanti: circa il nome c’è chi ha sostenuto che esso derivi dal grande imperatore romano Cesare Augusto Ottaviano, chi invece da AQUA HÁUSTA, cioè acqua attinta, captata, in riferimento agli acquedotti che partivano da questa nostra zona per recare acqua alla grande e sempre più popolosa Roma, chi da AD AQUAS, cioè presso le acque, le sorgenti che copiose sgorgavano dal sottosuolo, c’è chi infine sostiene la romantica vicenda di una malinconica principessa, di nome Augusta o Fausta, fatta rinchiudere in una delle torri del castello da un padre intransigente, che non si rassegnava a che sua figlia andasse sposa ad un giovane appartenente ad un partito avverso al suo e da lei sarebbe nato il nome di Agosta.

 
In tutte le ipotesi avanzate sono presenti le molte sorgenti di acqua che dai Romani furono una dopo l’altra captate e condotte attraverso acquedotti a Roma che con il suo inarrestabile incremento demografico aveva sempre più bisogno di crescenti risorse idriche.
Da tutti gli studi espletati sull’argomento tre sono le cose che hanno a che fare con Agosta: le sue sorgenti d’acqua, gli acquedotti fatti costruire, gli schiavi e le maestranze occupate alla costruzione e alla manutenzione degli stessi.
 
Gli studiosi Holstenio e Giuseppe Panimolle sostengono che il nome di Agosta derivi da Augusta, dal nome cioè che l’imperatore Cesare Augusto Ottaviano fece dare alla sorgente, detta appunto FONS AUGUSTA, captata ed immessa nel già esistente Acquedotto Marcio e che veniva fatta funzionare come supplemento ogni qualvolta, a causa della siccità, se ne ravvedesse la necessità.
 
I due sovracitati storici a sostegno della loro tesi citano il trattato “De aquis Urbis Romae”, scritto tra il 97 e il 114 d.C. da Sesto Giulio Frontino, il curator aquarum, cioè il fontaniere di Roma. Il Frontino, infatti, nella sua opera afferma che Augusto, per ovviare alla carenza di acqua che si veniva a verificare nei tempi di siccità, fece immettere nell’Acqua Marcia un’altra acqua della stessa bontà che distava da questa 800 passi. Quest’ultima dal nome di chi aveva commissionato l’opera fu chiamata appunto Augusta. Sempre il Panimolle sostiene che l’Acqua Augusta non è altro che l’attuale Sorgente della Mola e che da questa deriva Agosta, il cui nome risale dunque all’11 d.C. anno in cui Augusto inviò suo genero Agrippa nell’Alta Valle dell’Aniene, per captare nuove sorgenti.
 
Dissente dall’ipotesi del Panimolle un altro studioso locale, Nazzareno Giuliani, il quale afferma che l’Acqua Augusta non possa essere identificata con le sorgenti agostane della Mola ed ecco le sue giustificazioni: “Se Frontino sostiene che le sorgenti dell’Acqua Marcia iniziavano al XXXVI° miglio della Via Tiburtina Valeria, orbene siccome il passus romanus corrispondeva a un metro e 48 centimetri e il miglio romano a 1478 passus il nostro chilometro misurava 1478 metri, ora moltiplicando 36 per 1478 ne vengono fuori 53.208 metri, ossia 53 chilometri e 208 metri. Siccome la Via Tiburtina aveva allora inizio da Porta S. Lorenzo e non dal Campidoglio come oggi e quindi era più corta dell’attuale di circa 5 chilometri, il Giuliani sostiene che le sorgenti dell’Acquedotto Marcio si trovavano nella pianura compresa tra il bivio di sotto di Arsoli e i laghetti di Acqua Serena e di Santa Lucia che si trovavano nella punta sud est della grande curva della Sublacense. Allora se Augusto fece immettere un’altra sorgente a 800 passi più a sud-est dell’Acquedotto Marcio, cioè ad un chilometro e 184 metri, la sorgente Augusta, di cui parla Frontino, non raggiungeva il XXXVII° miglio e cioè si trovava a 3 chilometri prima d Marano Equo e quindi in pieno territorio di Arsoli. Si può concludere, afferma il Giuliani, che l’aliam aquam eiusdem bonitatis del trattato di Frontino non era quella della Mola di Agosta.
 
Uno storico, il Fabretti, vissuto alla fine del 1600, autore del trattato “De Aquis et Aquaeductibus Veteris Romae”, basandosi sulla pronuncia dialettale del nome di Agosta e cioè Áusta, ritiene che esso non derivi da Augusta, ma da aqua hàusta, cioè acqua attinta, captata in riferimento alle sorgenti captate per soddisfare la sete di Roma.
 
Infine secondo Corrado Lampa, autore del volume “Stemmi e sigilli della Regione Lazio” Agosta prende il nome da una colonna che alcuni legionari levarono in onore dell’imperatore Cesare Augusto Ottaviano sul colle dove oggi sorge il paese. I legionari attraversavano la Valle dell’Aniene provenienti dal sud e diretti a Roma dove si unirono al resto dell’esercito augusteo che combatteva la guerra civile contro Marcantonio.
 
Per quanto riguarda le origini di Agosta, don Luigi Urbani, parroco di Agosta dal 1883 al 1933, in un inventario da lui compilato nell’anno 1883 e conservato nell’Archivio Parrocchiale, nel capitolo intitolato “Origine di Agosta”, sostiene che gli storici Jannuccelli, Palmieri e Gori concordemente fanno risalire l’origine di Agosta come municipio al VII° secolo dell’èra volgare, mentre come villaggio la sua origine risale al III° o II° secolo della Chiesa. I suoi primi abitanti furono le migliaia di uomini, che furono impiegati nel colossale lavoro di costruzione degli acquedotti.
 
“Al certo, dice don Luigi Urbani, la sera questi dovevano pernottare in qualche paese limitrofo. In quell’epoca paesi vicini preesistenti ad Agosta non vi erano. E’ d’uopo, continua l’Urbani, che quei popolani costretti dalla necessità formassero un piccolo borgo in quest’amena collina, distante duecento metri dal luogo, nel quale avessero le residenze e nel tempo istesso la custodia del grandioso acquedotto.” Da queste affermazioni scaturisce che i primi abitanti di Agosta furono gli schiavi, le maestranze e i custodi degli acquedotti, che di giorno custodivano e lavoravano agli acquedotti, mentre la notte per meglio difendersi si erano costruite sulla collina sovrastante delle capanne.
 
Giuseppe Panimolle nella sua opera “Agosta, castello dell’Abbazia Sublacense” afferma che il territorio di Agosta prima della colonizzazione romana fu abitato dagli ITALICI, che lasciarono importanti resti nelle località Castellone, Lavoratine e Cisterna. Nell’anno 1000 a.C. vi si insediarono i LATINI, che lasciarono tracce del loro passaggio nelle località di Ruttoli e Cisterna. Fu poi la volta degli EQUI, popolo bellicoso, che si oppose all’avanzata dei Romani, ma nel 304 a.C. essi furono definitivamente sconfitti e per l’occasione nella Valle dell’Aniene da Roma fu inviata la Tribus Aniensis per colonizzare la zona. Dalla sconfitta degli Equi fino alla caduta dell’Impero d’Occidente (476 a.C.) la Valle rimase sempre legata nella buona e cattiva sorte ai destini di Roma.