Territorio

Territorio di Agosta visto dal satellite

Se, venendo da Roma, si abbandona la Via Tiburtina tra il bivio di Anticoli Corrado-Roviano ed Arsoli e ci si immette nella neroniana Via Sublacense, dopo alcuni chilometri a sinistra, adagiato su di una delle tante colline dell’Alta Valle dell’Aniene, appare il paese di Agosta.
Il colle su cui si erge è di natura calcarea, è alto 382 metri sul livello del mare e declina dolcemente fin sulla sottostante pianura bagnata dall’Aniene, chiamato anche Teverone, perché affluente del più famoso Tevere.
 
Agosta con i suoi 2000 abitanti circa, con il verde smagliante dei suoi prati e dei suoi boschi di castagni, di quercie, di lecci e di carpini neri, con la sua aria pulita, con il suo clima salubre, è tutt’intorno circondata dai Monti Ruffi, Affilani, Ernici e Simbruini, che appartengono alla catena dei Preappennini. Mentre le fanno da corona, svettanti sulle creste dei suddetti monti, i paesi di Rocca di Mezzo, Rocca Canterano e Cervara di Roma e più lontana Affile.
 
Fa da protagonista in questo paesaggio, ancora per fortuna incontaminato, il fiume Aniene, così chiamato perché un leggendario re di nome Anio vi trovò la morte annegando, mentre cercava di riavere la figlia che gli era stata rapita.
Un tempo le fresche e tortuose acque dell’Aniene erano abitate da gamberi, trote e piccole anguille, chiamate dai valligiani “giriole”. Oggi il moderno inquinamento ha distrutto tutto e come se questo non fosse sufficiente quelli che decidono tolgono al fiume sempre più acqua per condurla lontana dalla sua sede naturale.
 
Il paese è vicinissimo a Subiaco, 30 sono i chilometri che la dividono da Tivoli, mentre Roma dista una cinquantina di chilometri, percorrendo l’autostrada A24 Roma–L’Aquila, nella quale ci si immette nel casello Mandela-Vicovaro.
 
Agosta è costituita da un centro storico e dalle frazioni di Tostini, Valleberta, Barco, Le Selve e Madonna della Pace, che è fra tutte la più grande.
 
Il territorio agostano, le presenti notizie sono state attinte dall’opera del prof. Giuseppe Panimolle “Agosta, castello dell’Abbazia Sublacense”, ha una superficie di 940 ettari, di cui il 50% è costituito da colline, il 30% dalla pianura e il rimanente 20% è occupato dalla montagna, che raggiunge il punto più alto, 800 metri, in località Valle Castello-Costa Finocchiara.
Oggi il paese vive esclusivamente di pendolarismo che si dirige verso Subiaco, Tivoli e soprattutto Roma, al contrario fino a qualche anno fa la popolazione viveva esclusivamente di agricoltura (50%), di pastorizia (30% ( pecore e capre) e di artigianato (20%).
Nei terrazzi, denominati in dialetto “e sportelle”, di cui sono formate tutt’intorno le colline, venivano coltivati olivi, vite e molti alberi da frutta tra cui ciliegie, visciole, fichi, prugne e pesche, mele cotogne, noci, nocciole, sorbe e nespole, mentre la pianura produceva in abbondanza grano, granoturco, patate, fagioli, ceci, piselli, tabacco, canapa e lino, mentre nei boschi si raccoglievano castagne, funghi, tartufi e asparagi.
Oggi purtroppo l’agricoltura è stata completamente abbandonata, non si fa più la pastorizia e gli artigiani che lavoravano i giunchi con la produzione dei caratteristici canestri sono soltanto un lontano ricordo.
I boschi ancora oggi sono abitati da scoiattoli, ghiri, volpi, donnole, ricci, istrici, tassi, pernici, lepri e cinghiali, è tornato il falco, più rare invece sono le apparizioni del lupo, che si è rifugiato in luoghi più appartati.
 
A primavera un verde chiaro e fortemente riposante invade la valle che per l’occasione di riempie di fiori e di uccelli. In estate il clima è abbastanza fresco e di questo ne approfittano i molti romani che abbandonano la canicola cittadina, per trovare qui da noi ristoro e refrigerio. In autunno la valle, quasi per incanto, si trasforma in una variopinta tavolozza con i più svariati colori, mentre d’inverno, che si riduce poi alla fine nei soli mesi di gennaio e febbraio, non mancano delle belle nevicate.
 
Ancora oggi e auguriamoci ancora per molto tempo chi lo desidera ad Agosta può godersi della frescura di un bosco o passeggiare nei suoi caratteristici viottoli, può ammirare un ciclamino che sboccia o una viola o un anemone che si cullano ai raggi del sole, può sentire il profumo del biancospino o della rosa canina, può riposarsi ai bordi di un ruscello o sdraiarsi su di un prato, per gustare il profumo acre e stimolante dell’erba medica, della malva, del lampazzo e della cicoria selvatica.
 
Se vuoi dunque godere di tutti questi spettacoli, non devi fare altro che venire ad Agosta.